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Il segreto dell’efficacia che molti ignorano (ma che fa la differenza): P/CP

C/CP produzione e Capacità di produzione, equilibrio efficacia

Perché la vera efficacia non è “fare di più”

C’è un equivoco che vedo ovunque: pensiamo che l’efficacia coincida con la quantità di risultati prodotti. Più azioni, più ore, più soldi, più “cose fatte”. È un’idea seducente perché è misurabile e immediata.

Il problema è che spesso funziona per un po’, poi presenta il conto. E quando arriva quel conto, di solito non lo paghiamo solo con la stanchezza: lo paghiamo con la salute, con le relazioni, con la qualità del lavoro e con la stabilità emotiva.

Il principio P/CP, reso celebre da Stephen Covey, serve a capovolgere un’idea molto diffusa: non basta ottenere risultati. L’efficacia nasce dall’equilibrio tra due cose. Da un lato c’è la Produzione (P), cioè ciò che porti a casa: ciò che realizzi, concludi, consegni, ottieni. Dall’altro c’è la Capacità di Produzione (CP), cioè la condizione che ti permette di continuare a produrre nel tempo: energie, competenze, salute, strumenti, relazioni, organizzazione. In pratica, non conta solo “fare”, conta anche “mantenere in salute” ciò che ti permette di fare. È la differenza tra raccogliere il frutto e coltivare l’albero: se prendi tutto e non ti prendi cura della fonte, prima o poi non raccogli più niente.

 

La gallina dalle uova d’oro: una favola che parla di te

La favola attribuita a Esopo è semplice e proprio per questo è spietata. Un contadino trova nel nido della sua gallina un uovo d’oro. Il giorno dopo un altro. E poi ancora.

La ricchezza sembra diventata una routine. Ma l’avidità è come una droga: non ti chiede solo di avere, ti chiede di avere subito.

Così il contadino, incapace di aspettare, decide di “prendere tutto” in una volta sola: uccide la gallina per ottenere tutte le uova che immagina siano dentro di lei.

E lì avviene il paradosso: non trova nulla, perché la vera ricchezza non era dentro la gallina, era la gallina stessa. Distruggendo la fonte, ha distrutto anche il flusso.

Questa storia non parla di pollai. Parla di ogni volta che spremiamo una risorsa (un corpo, una mente, una relazione, un team, un’attività) senza nutrirla, ripararla, ascoltarla, rispettarne i limiti.

Parla di quando vogliamo performance senza cura, risultati senza manutenzione, obiettivi senza fondamenta.

 

Che cosa sono davvero P e CP

P è la Produzione: i risultati desiderati, ciò che ottieni, ciò che incassi, ciò che consegni, ciò che mostri. È l’uovo d’oro: tangibile, immediato, verificabile.

CP è la Capacità di Produzione: ciò che rende possibile produrre ancora domani. È la gallina: il capitale invisibile che alimenta l’output.

La differenza è enorme perché P tende a gratificarci subito, CP tende a ripagarci dopo. P è spesso rumore e movimento; CP è qualità, struttura, manutenzione, competenza, relazione, equilibrio interno.

E qui arriva il punto chiave: se vivi concentrandoti solo sulle uova, prima o poi rimani senza gallina; se vivi prendendoti cura solo della gallina senza mai mirare alle uova, finisci senza mezzi, energia e direzione. L’efficacia vera sta nel bilanciamento.

 

L’equilibrio P/CP nella realtà interdipendente: nessuno cresce da solo

Questo principio diventa potentissimo quando lo sposti dalla dimensione individuale a quella interdipendente: la realtà in cui viviamo insieme ad altri, dove le conseguenze dei nostri comportamenti ricadono su relazioni, comunità, clienti, collaboratori, famiglia.

Se “consumi” una risorsa umana, non stai solo rovinando un rapporto: stai riducendo la capacità di produzione del sistema in cui vivi.

E qui c’è un dettaglio che spesso sfugge: le risorse fisiche e finanziarie, in un certo senso, le puoi controllare e sostituire; le risorse umane no.

Perché una persona non è un oggetto che cambi quando si rompe. Una persona, se si rompe, si porta dietro la frattura. E se tu sei parte della relazione, quella frattura riguarda anche te.

 

Quando cerchi “benefici” e perdi la relazione

Immagina una coppia che si concentra solo sulle uova d’oro: i vantaggi, il comfort, la sicurezza, la comodità, la ragione, il controllo.

Quando l’obiettivo diventa “ottenere” dall’altro, invece di coltivare ciò che rende possibile il rapporto, succede una lenta anestesia.

Le attenzioni diventano rare, la gentilezza si spegne, l’ascolto è sostituito dalla strategia, e la spontaneità lascia spazio alla contabilità emotiva: “io ho fatto… tu non hai fatto…”.

Non serve una crisi improvvisa. Basta una trascuratezza quotidiana. La “gallina”, cioè la relazione, comincia ad ammalarsi un po’ alla volta.

E un rapporto malato produce sempre meno: meno fiducia, meno desiderio, meno collaborazione, meno creatività, meno voglia di costruire insieme.

 

Genitori e figli: P senza CP diventa comando, non educazione

Nel rapporto genitori-figli il rischio è ancora più subdolo, perché il potere è sbilanciato.

Un bambino è vulnerabile, dipendente, e per un adulto è facilissimo ottenere “P”: obbedienza, risultati scolastici, comportamento “corretto”, silenzio, ordine.

È immediato alzare la voce, intimidire, imporre, decidere. Funziona, spesso. Ma a quale prezzo?

Se trascuri la CP (educazione emotiva, comunicazione, ascolto, esempio, relazione) stai costruendo un futuro fragile.

La domanda non è “oggi fa quello che dico?”, la domanda è: “che tipo di identità e di responsabilità sta maturando? Che fiducia sta imparando? Quando arriverà l’adolescenza, con la sua confusione e le sue crisi, avrà interiorizzato l’idea che può parlare senza essere giudicato? Oppure avrà imparato che per essere accettato deve adeguarsi e basta?”

La differenza tra queste due strade è la differenza tra una relazione che regge e una relazione che crolla appena serve davvero.

 

Aziende, clienti, team: senza CP l’efficacia crolla

Nel mondo del lavoro il principio P/CP è una lama affilata, perché molte organizzazioni inseguono la produzione come se fosse l’unico indicatore di successo.

Target, consegne, fatturato, performance. Ma quando l’ossessione per il P diventa cultura, la CP si impoverisce: persone esauste, qualità in calo, errori, turnover, clima tossico, disaffezione, clienti gestiti male perché chi li gestisce è svuotato.

C’è un’idea molto concreta: trattare i tuoi collaboratori come vorresti che loro trattassero i tuoi migliori clienti.

Perché i clienti “scelgono” di restare, e anche i dipendenti, in un modo o nell’altro, scelgono ogni giorno quanta energia, attenzione e cuore mettere nel lavoro.

Nessuno ti dà il meglio di sé sotto pressione costante e svalutazione continua. La CP, in un’azienda, non è un concetto astratto: è il livello di fiducia, competenza, motivazione e dignità che circola tra le persone.

 

I due errori opposti: spremere o rimandare la vita

Quando ti concentri troppo sul P, l’elenco delle conseguenze è quasi sempre lo stesso, anche se cambia il contesto: salute che peggiora, strumenti che si rompono, conti che vacillano, rapporti che si deteriorano.

È il classico “vado avanti lo stesso”, finché il corpo ti ferma, o finché una persona se ne va, o finché un progetto collassa.

Quando ti concentri troppo sulla CP, invece, rischi un’altra trappola: vivere solo di preparazione, di “poi”, di allenamento infinito, di promesse future.

È come correre vantandosi di costruire benessere domani, senza rendersi conto che lo stai consumando oggi. Anche questo è squilibrio: non è crescita, è rinvio mascherato da virtù.

 

Un criterio semplice per capire se sei in equilibrio

L’equilibrio P/CP non è una teoria motivazionale: è un modo pratico di osservare la realtà. Ogni volta che vuoi un risultato, chiediti anche che cosa lo rende possibile e che cosa lo sta logorando.

Se vuoi più produttività, chiediti che cosa sta nutrendo la tua energia e che cosa la sta bucando.

Se vuoi più qualità nelle relazioni, chiediti quanto stai investendo nella relazione stessa e quanto stai semplicemente prelevando.

In fondo, P/CP è questo: smettere di vivere solo di prelievi. Perché una vita fatta di soli prelievi, anche quando sembra “ricca”, è una vita che si sta impoverendo.

 

Il punto finale: la gallina non è un dettaglio, è la strategia

La parte più dura di questo principio è che non ti permette scuse: se vuoi uova d’oro, devi prenderti cura della gallina.

E la “gallina” può essere il tuo corpo, la tua mente, la tua competenza, una relazione, un figlio, un team, un cliente, una comunità. Ogni volta che trascuri ciò che produce valore, stai sabotando il valore stesso.

Ecco perché, in una realtà interdipendente, l’equilibrio P/CP non è solo una tecnica di efficacia personale: è una forma di responsabilità.

È scegliere di costruire risultati che non siano un colpo di fortuna, ma un flusso sostenibile. È scegliere una ricchezza che non si mangia la fonte.

Ora, prova a guardare un solo ambito della tua vita e chiediti: “oggi sto inseguendo le uova o sto anche proteggendo la gallina?” La risposta, spesso, è già un cambio di rotta.

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